Fondi Strutturali per puntare allo sviluppo

Breve bilancio del primo triennio di gestione in Bulgaria

Il 2010 segna l’anno in cui termina il primo triennio di gestione da parte della Bulgaria dei Fondi Strutturali relativi alla programmazione 2007-2013, mettendo in evidenza una situazione particolarmente complessa e a volte contraddittoria, oggetto di numerose osservazioni da parte della Commissione Europea. Le problematiche sino ad oggi emerse sono molteplici e riguardano prevalentemente l’eccessiva complessità delle procedure di attuazione, numerosi e complicati livelli di controllo sui contributi concessi ai beneficiari, che hanno conseguentemente generato un ritardo nelle erogazioni dei contributi stessi. Certamente, il processo di adozione delle norme e dei regolamenti comunitari da parte delle Autorità Bulgare competenti nell’attuazione dei Fondi Strutturali, è stato ed è tuttora un percorso molto difficile ed impegnativo, come lo è stato precedentemente per gli altri Stati Membri. Nel P.O. Sviluppo della Competitività, si è ad esempio riscontrata una particolare complessità tecnica e burocratica nelle procedure amministrative dell’intero percorso attuativo dei vari bandi, la quale ha indubbiamente posto dei limiti e difficoltà di accesso alle potenziali imprese beneficiarie. La struttura di tali bandi è stata concepita con criteri e parametri articolati, con numerose norme e regole restrittive che impongono ai potenziali beneficiari di disporre di conoscenze e capacità gestionali molto elevate. Tali condizioni non risultano logicamente applicabili in un paese dove i fondi europei sono una materia nuova e di recente adozione, dove manca ancora una valida esperienza gestionale ed una cultura europea diffusa e consolidata. L’ampiezza e la complessità dei processi di programmazione, attuazione, monitoraggio, sorveglianza, valutazione e controllo dei diversi Programmi Operativi, mettono in evidenza le questioni connesse alla scarsa capacità di alcune strutture pubbliche locali di gestire in maniera snella e funzionale i Fondi di loro competenza, in maniera tale da creare le basi ottimali per facilitarne l’accesso e, contestualmente, garantire il rispetto delle procedure e delle regole previste dai regolamenti comunitari (tra queste, in particolare, quelle relative alla prevenzione di potenziali frodi). Queste strutture ed autorità dovrebbero, sempre più, assumere il ruolo di protagonisti dello sviluppo, cercando di attuare strumenti accessibili, avendo consapevolezza del reale livello di conoscenza, da parte dei potenziali beneficiari,

di regolamenti, prassi e procedure che risultano essere del tutto nuove all’interno del quadro “culturale” del paese. In tal senso, con particolare riferimento al Fondo Sociale Europeo ed al relativo Programma Operativo “Sviluppo delle Risorse Umane”, è opportuno menzionare le difficoltа incontrate da associazioni ed imprese che operano nel sociale e nel terzo settore. Infatti, condizioni rigide e procedure particolarmente complesse non hanno favorito l’accesso di tali soggetti alle risorse rese disponibili da alcuni bandi pubblicati, non tenendo presente che in particolare questa specifica tipologia di beneficiari non risulta essere ancora sufficientemente strutturata e non dispone di una conoscenza approfondita dei fondi e dei regolamenti comunitari che possa consentire di operare con strumenti articolati. Notoriamente, per quel che riguarda l’impresa sociale, questa è una problematica comune a molti paesi dell’Unione Europea, ancor più rilevante in quei paesi dove la dimensione culturale dell’impresa sociale e del terzo settore risulta essere ancora giovane se non in fase embrionale. Nonostante il programma operativo sopra menzionato disponga di notevoli risorse finanziarie e all’interno degli assi di intervento vi sia come priorità l’inclusione sociale, gli enti preposti alla gestione non sono ancora riusciti ad attuare azioni ed interventi concreti e raggiungibili da parte degli operatori di settore. In tale contesto appare, pertanto, consigliabile e necessario procedere ad un vero processo di innovazione e modernizzazione di e-governance al fine di dotare le autorità competenti di un’efficace capacità amministrativa dei complessi e diversi servizi pubblici, per consentire alle stesse amministrazioni di raggiungere quel livello di padronanza della materia e quella capacità gestionale fondamentale per la crescita economica e lo sviluppo strutturale del proprio paese. In linea con la rinnovata Strategia di Lisbona, che invita a migliorare la legislazione ed elaborare politiche attuative volte a favorire la crescita economica e la creazione di posti di lavoro, diventa opportuno, da parte delle Autorità locali, investire in maniera intelligente nelle proprie risorse umane, valorizzando ruoli e mansioni, attraverso anche l’attuazione di strumenti ed azioni innovative.

Queste azioni dovranno nascere da un’attenta, chiara e trasparente analisi dei propri fabbisogni e di un contestuale bilancio delle competenze del capitale umano disponibile, individuando così interventi e misure realmente adottabili, avendo anche, se necessario, un approccio critico verso le proprie strutture e metodologie operative, al fine di estrapolare e definire quali siano i veri limiti e le problematiche che al momento generano elementi e fattori inficianti al raggiungimento di un livello di efficacia ed efficienza soddisfacente. Tali problematiche sono comuni anche ad altri Stati Membri, come si evince dalla Risoluzione del Parlamento Europeo del 24 marzo 2009 sulle migliori prassi nel settore della politica regionale e gli ostacoli nell’utilizzo dei Fondi Strutturali (2010/C 117 E/07). Questo documento, di grande interesse e rilevanza per una migliore comprensione delle difficoltà incontrate dalle diverse autorità di gestione dei Fondi, mette in chiara evidenza quali siano i principali ostacoli sino ad oggi incontrati da tali strutture pubbliche nel complesso processo di semplificazione amministrativa per una migliore gestione ed utilizzo degli stessi. Le recenti evoluzioni riscontrate in questi ultimi mesi, espressione degli interventi adottati dall’attuale Governo al fine di migliorare ed ottimizzare il processo di gestione ed attuazione dei Fondi Strutturali in Bulgaria, testimoniano come le azioni promosse in tal senso dalle autorità siano state concretamente avviate. Ne è un esempio lampante il notevole incremento nella erogazione dei contributi registrato nel mese di giugno sul P.O. Competitività (+92,2% rispetto al mese precedente, passando da poco meno di 16 ml di euro a quasi 217 ml), reso possibile grazie alla riforma e snellimento delle procedure di controllo delle spese agevolate. E’ indubbiamente un passo importante quello che è stato fatto e la prova tangibile di come il Governo stia attuando un processo di riforma e miglioramento della gestione dei Fondi, che, indubbiamente, richiede ancora un impegno ed una costanza considerevole. Il dinamismo, la volontà di accrescere le proprie competenze, che caratterizza tutti i professionisti e gli operatori, pubblici e privati, è l’espressione emblematica di un paese con enormi capacità e potenzialità di sviluppo professionale ed umano, dotato di un proprio bagaglio culturale notevole e stimabile. Sono queste le condizioni e le basi ideali ed ottimali che possono costituire il propulsore necessario per consentire alla Bulgaria non solo di risolvere e superare le problematiche fin qui evidenziate, ma altresì di attuare un reale sviluppo sostenibile del proprio territorio in tutte le sue componenti, infrastrutturali, economiche, imprenditoriali, sociali ed umane. Sino ad oggi la Bulgaria è stata, in qualità di nuovo stato membro dell’Unione Europea, un paese beneficiario del trasferimento di conoscenze e buone prassi sull’utilizzo e la gestione dei finanziamenti europei, come di altre tematiche, acquisendo le esperienze pregresse maturate dagli altri Stati Membri. E’ mia personale convinzione, scaturita dalle esperienze maturate sul campo in questi ultimi 3 anni di attività svolta in questo paese, che la Bulgaria presenta tutte le potenzialitа per diventare un paese “esportatore” di buone prassi. La sua capacità di rinnovarsi e di adattarsi a nuovi modelli di sviluppo è certamente elevata e rappresenta la condizione ideale per raggiungere nel prossimo futuro quella dimensione europea propedeutica non solo ad una gestione dei fondi comunitari pienamente conforme e rispondente ai principi promossi dall’UE, ma anche il volano per uno sviluppo sostenibile del Paese. Sono, infatti, portato a considerare, con sempre maggiore convinzione, che la programmazione ed attuazione di politiche di sviluppo nazionali fortemente incentrate sulla valorizzazione delle proprie risorse endogene (naturali, culturali e strutturali), insieme ad un contestuale processo di innovazione della macchina burocratico-amministrativa e di e-governance, potranno creare i presupposti affinché la Bulgaria implementi i propri sistemi gestionali in molteplici settori e comparti, così da creare e sviluppare ‘buone prassi’ successivamente esportabili in altri contesti territoriali europei. Se questo Paese realmente trova la forza di operare scelte importanti, attuare riforme utili e coerenti, valorizzando opportunamente le proprie ricchezze culturali e il patrimono umano, potrà indubbiamente realizzare uno sviluppo ed una crescita che risulti visibile a tutta l’Europa ed essere presa come un modello esemplare.

di Anselmo Caporossi, Presidente dell’Osservatorio sui Fondi Strutturali della Camera di Commercio Italiana in Bulgaria

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