Italia-Bulgaria: Ice, molte opportunità per imprese. Oltre 800 aziende presenti, interscambio pari quasi a 3,4 mld euro

dall’inviato ANSA – Giuseppe Maria Laudani

Con oltre 800 imprese che operano in Bulgaria, in particolare nei settori manifatturiero, tessile, calzature, mobili e della meccanica, l’Italia nel 2011 e’ il quarto partner del Paese balcanico, dopo Germania, Russia e Romania. L’interscambio complessivo e’ tornato ben al di sopra della quota dei 3 miliardi raggiunta nel 2007, anno dell’adesione all’Ue, per attestarsi su quasi 3,4 miliardi di euro. Il saldo bilaterale – che all’inizio della crisi nel 2008 ha visto l’ampio avanzo italiano assottigliarsi fino a diventare un disavanzo nel 2010 – sta tornando in sostanziale equilibrio, ma la Bulgaria negli ultimi due anni vanta un surplus, di 93 milioni nel 2010 e di 53,7 milioni nel 2011. A fornire i dati e’ Fabrizio Camastra, direttore dell’ufficio dell’Ice in Bulgaria, convinto del fatto che a Sofia ”ci siano ancora molte opportunita’ per le imprese italiane” che intendono investire. Camastra non nasconde il fatto che dal 2009 ad oggi c’e’ stata una tendenza da parte del governo bulgaro a ”centralizzare” maggiormente alcune decisioni, creando ”qualche collo di bottiglia”, tuttavia a livello locale c’e’ ”grande interesse che queste opportunita’ vengano colte sia da imprese bulgare sia dalla comunita’ internazionale”. A ragione di cio’ Camastra cita il fatto che negli ultimi anni molte gare d’appalto nei settori strategici delle infrastrutture (strade e ferrovie) o investimenti nel campo delle energie rinnovabili siano state vinte o affidate a societa’ straniere, anche in collaborazione e in consorzio con aziende bulgare, segno della dinamicita’ del Paese. Tra le 800 imprese italiane, ”spicca Unicredit, prima banca del Paese”, e poi Italcementi, GCF (Generali Costruzioni Ferroviarie), CMC Ravenna, Impresa Spa, Unieco, Assicurazioni Generali, Iveco, Miroglio e – per l’energia – Acegas-Aps, Amga Udine, Riminigas Petrolvilla-Trentino Energia e tante altre, anche se il grosso – continua il direttore dell’Ice – e’ rappresentato dalle pmi. In Bulgaria c’e’ ancora un ”vantaggio competitivo”, con basse tassazioni e con un costo della manodopera almeno due-tre volte piu’ basso rispetto alla Romania. ”La corruzione e la criminalita’ si trova solo a certi livelli e in certi appalti – confida Camastra – ma a parte cio’ quello che gli italiani dovrebbero saper cogliere e’ investire nel campo delle energie rinnovabili, non tanto sul fotovoltaico e sull’eolico, dove ci sono stati tanti investimenti in questo settore, ma verso il geotermico, e dove l’Italia ha una buona esperienza e anche nelle biomasse”. Buoni risultati anche nel settore alimentare con il vino e il caffe’, quest’ultimo ”prima voce nelle esportazioni in Bulgaria, ancora prima della pasta e del formaggio”. Camastra lancia poi un invito agli imprenditori nostrani a guardare a tutta l’area adriatico-balcanica. ”Venite in Bulgaria anche per fare sperimentazioni, con progetti pilota per poi guardare a tutta l’area adriatico-balcanica, a cominciare da Serbia, Macedonia, Croazia e Albania”. Marco Montecchi, presidente della Camera di commercio italiana in Bulgaria non nasconde pero’ alcune difficolta’. ”Dal 2008 ad oggi la situazione per gli investimenti stranieri e’ cambiata, e si e’ deteriorata, con le aziende bulgare che la fanno da padrone per la partecipazione e la vincita delle gare”. Una situazione – stando a Montecchi – che ha portato la ”nostra imprenditoria a migrare verso la Romania da circa un anno e mezzo”. Sofia ha ovviamente ”tutto l’interesse a trovare partner stranieri, per professionalita’, competenza e per il know-how necessario, ma ultimamente e’ difficile per le imprese italiane partecipare anche come subappaltatori o a creare consorzi”. ”Le gare che le nostre aziende vincono sono tutte sotto costo, ad esempio nel settore stradale e ferroviario”. Il presidente della Camera di commercio italiana in Bulgaria rivela comunque che ”non manca l’interesse delle aziende italiane a investire qui” e si augura che nelle prospettive future ”si inverta questa tendenza”. Nel 2011 l’Italia risulta essere passata da secondo a quarto cliente della Bulgaria: la Turchia e la Romania hanno fortemente aumentato i propri acquisti per guadagnare rispettivamente il secondo e il terzo posto. Il primo invece e’ tenuto dalla Germania.

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