Il Ministero dell’Ambiente ha ritirato i permessi ecologici a due dei più grandi parchi eolici

Gli impianti che dovevano essere costruiti vicino Shabla, realizzati con investimenti cinesi, non saranno infatti costruiti. Il primo progetto, dal nome “Generale Toshevo”, sarebbe dovuto essere di  150 turbine eoliche, il secondo, “Smin”, ne avrebbe dovuto avere 95. La capacità totale installata di entrambi i parchi avrebbe raggiunto quasi 500 megawatt, che è la metà della potenza di un’unità operativa della centrale nucleare di “Kozloduy”. Si tratta di investimenti per 700 milioni di euro, dato che la produzione di un megawatt costa 1,4 milioni di euro circa. La decisione è stata presa dal Ministro dell’Ambiente e delle acque (MdAA), Nona Karadzhova, che ha abrogato una positiva valutazione di impatto ambientale (VIA) dell’Ispettorato Regionale per l’Ambiente e delle Acque  (IRAA) di Varna, senza la quale i parchi non possono essere realizzati e successivamente allacciati alla rete.  Secondo il parere del Ministero, l’IRAA di Varna ha approvato la costruzione di parchi eolici sulla base di informazioni non corrette. Il Ministero ha rilevato che le stime di compatibilità non soddisfano i requisiti di legge e non sono conformi ai requisiti dell’UE. I residenti di Shabla hanno organizzato una petizione contro la costruzione del parco eolico “Smin”, contro l’impianto si sono schierati anche esperti provenienti da una delle più grandi organizzazioni ambientaliste del mondo – la Royal Society per la Protezione degli Uccelli (RSPB). Anche l’Accademia Bulgara delle Scienze (BAS) ha data parere negativo, affermando che uno dei progetti minaccia la popolazione di sei specie di uccelli protette a livello mondiale. Tuttavia, entrambi i progetti avevano ricevuto un parere preliminare positivo di valutazione dell’impatto ambientale (VIA) agli inizi di marzo 2012, si nota anche che prima dei risultati delle due permessi VIA, i due progetti avevano accordi preliminari firmati con la compagnia di elettricità nazionale NEC per allacciare alla rete l’energia prodotta, come era possibile fare prima che la legge sull’energia fosse modificata il 10 aprile 2012. Ma da adesso ciò può essere fatto solo dopo aver ottenuto un permesso VIA positivo. Nona Karadzhova ha preso la decisione di annullare la VIA positiva per i due parchi eolici dopo che alla fine di giugno la Commissione europea ha avvertito la Bulgaria di provvedere ad effettuare una scrupolosa valutazione dei potenziali impatti eolici e di altri progetti nelle aree protette del promontorio di Natura 2000.  Fino a poco tempo fa il quadro sull’energie rinnovabili (RES) in Bulgaria funzionava più o meno cosi: si prepara il progetto, si acquista terreno, si prepara la documentazione per ricevere i vari permessi  e poi si cerca un reale investitore a cui vendere l’idea progettuale. Ora la tendenza è drasticamente cambiata: con un emendamento alla legge sull’energia sono state introdotte procedure molto più complicate. Il motivo principale sta nel fatto che è fortemente aumentato l’interesse sulle energie rinnovabili. Il piano nazionale del paese,  entro il 2020, mira a soddisfare i requisiti della legislazione sul clima dell’Unione europea che prevede la costruzione di 1.898 MW di impianti eolici e fotovoltaici. Alla fine del 2011, la realtà era questa: 821 megawatt in esercizio, 970 megawatt di contratti definitivi ed altri circa 3.000 megawatt con le richieste di costruzione ed accodi preliminari di allacciamento e garanzie pagate che ammontavano a 50.000 BGN a MW. Con i cambiamenti legislativi già approvati alla fine di marzo e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale il 10 aprile, sono cambiate drasticamente le regole per allacciare l’energia verde alla rete elettrica, ed i requisiti e i termini sono ancora troppo vaghi. La realtà è che i cambiamenti legislativi stanno rallentando lo sviluppo del settore delle energie rinnovabili in Bulgaria ed in questa maniera non si è più certi di raggiungere l’obiettivo europeo del 20% di energia verde sul totale del Paese entro il 2020. Il Parlamento ha deciso che per allacciamento alla rete bisogna rispettare i piani strategici preparati dalle tre compagnie elettriche /CEZ, EVN, E.ON/ in Bulgaria in coerenza con il piano di sviluppo della rete. Un progetto può ricevere il termine di allacciarsi alla rete nazionale fino al 2019. Se questa situazione sarà non profittevole per qualche progetto, la legge autorizza l’investitore ad abbandonare lo stesso, nonostante abbia già investito milioni di euro. Secondo le modifiche legislative il termine finale per il ritiro è il 10 agosto, data entro la quale devono essere definitivi i progetti che verranno realizzati nel Paese. I legislatori hanno cambiato anche i regolamenti per l’ottenimento di una tariffa preferenziale, che in questo momento era l’unica cosa che manteneva questi progetti in vita. D’ora in poi i progetti riceveranno le tariffe vigenti alla data in cui l’impianto entra in funzione, a differenza di prima quando valevano le tariffe vigenti alla data di ricevimento dell’Atto 15 (penultimo step nella definitiva approvazione e registrazione del progetto). Tutte queste restrizioni non si applicano invece ai progetti di biomasse che riceveranno il trattamento in base alle vecchie regole. A cura della Camera di Commercio Italiana in Bulgaria

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