IL SOLE 24 ORE – LE AMBIZIONI DI SOFIA FRENATE DALLA BUROCRAZIA

Fidarsi della Bulgaria? Centinaia di imprenditori italiani lo hanno fatto e il nostro Paese è il terzo partner commerciale della Bulgaria, dopo Russia e Germania. Il più povero Stato d’Europa, poco più di sette milioni d’abitanti, un salario medio annuo di circa 4mila euro, la pensione minima corrispondente a 75 euro al mese pagati in lev, la moneta locale agganciata all’euro, un Pil nel 2011 pari a 38,2 miliardi di euro (a prezzi correnti), vuole crescere e lo sta facendo grazie soprattutto ai finanziamenti europei.
Ovunque a Sofia e dintorni sventola la bandiera blu con le stelle gialle, il simbolo dell’Unione Europea che affianca il tricolore bulgaro. Nel periodo 2007-2013 Bruxelles ha dato 6,7 miliardi di euro di finanziamenti. Mentre nella capitale europea il 22 novembre si terranno ulteriori negoziati per decidere il prossimo budget 2014-2020 dell’Unione, il ministro dell’Agricoltura bulgaro Miroslav Naydenov sostiene che il suo Paese si aspetta circa due miliardi di euro all’anno: 833 milioni in sussidi e un miliardo in fondi per lo sviluppo rurale.
Puntare sull’agricoltura non è però una novità per un Paese che è stato prima sotto i turchi e poi sotto i russi. La metà del territorio nazionale è destinata ai terreni agricoli, da cui nel 2011 si ricavava il 6% del Pil. Grano e girasole sono le colture più diffuse, sono presenti anche numerosi vigneti. L’industria di trasformazione alimentare, l’unica che nel 2010 ha registrato una crescita in ogni trimestre dell’anno, è aiutata dallo sviluppo progressivo dell’agricoltura.
Ma in un Paese che ha forti ambizioni politiche ed economiche, ci sono ancora criticità da tenere presenti. Molti imprenditori, attirati da un trattamento fiscale favorevole (solo 10% di imposta su persone fisiche e redditi societari, un basso costo del terreno e della manodopera), hanno deciso di produrre in Bulgaria, incluse numerose aziende italiane. Questo nonostante la bassa domanda interna (il Paese ha poco più di 7 milioni di abitanti, con tendenza in calo), una rete infrastrutturale in via di ammodernamento e la complessa burocrazia, in particolare per quanto riguarda gli appalti.
Solo negli ultimi anni infatti le imprese italiane, in partnership con quelle bulgare, sono riuscite ad aggiudicarsi alcuni appalti e sono in corso negoziati con il Governo bulgaro affinché renda sempre più trasparenti e ancorate al mercato le procedure, specie per i grandi bandi finanziati dall’Unione Europea.
Secondo Marco Montecchi, imprenditore, a Sofia dal 1998 e attuale presidente della Camera di commercio italiana in Bulgaria, «il clima degli investimenti non è sempre favorevole, ci sono problemi legati alla burocrazia e alla corruzione. Alcune aziende straniere denunciano di essere state discriminate a favore delle società bulgare che però non hanno il know how necessario per completare le opere strutturali e, dopo essersi aggiudicate le gare d’appalto, si rivolgono alle aziende europee per subappaltare i lavori».
Le imprese che hanno investito nel settore delle energie rinnovabili, tra cui alcuni gruppi italiani, lo scorso 14 settembre si sono svegliate però con una brutta sorpresa. La commissione per il regolamento energetico e idrico, il cui presidente è nominato dal Consiglio dei ministri, ha rivisto al rialzo i costi di utilizzazione dell’energia elettrica per il settore delle rinnovabili, il tutto con effetto anche retroattivo. La decisione ha provocato notevoli proteste dalle associazioni di categoria imprenditoriali, con imprese e banche preoccupate per i costi aggiuntivi che non erano stati previsti. Dopo interventi formali e diplomatici, con il coinvolgimento di quindici ambasciate, la questione, di cui si stanno interessando anche la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la Japan bank for international cooperation e la Bulgarian wind energy  association, non è ancora risolta, ma si aspetta un parere della Commissione europea.
La Bulgaria, nonostante le attese degli investitori, non è entrata ancora nello spazio Schengen. La strada per la modernizzazione, iniziata nel 2007 con l’ingresso nel l’Unione Europea, è ancora lunga e presumibilmente in salita. Molto dipenderà dalla fiducia che i bulgari riusciranno ad ottenere in sede europea e dalla capacità di sfruttare al meglio la ricca dote in arrivo da Bruxelles. Di Chiara Masini – Il Sole 24 Ore –

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